Al Sig. Ministro della Giustizia
On. Avv. Alfonso Bonafede

Al Sottosegretario di Stato alla Giustizia
On. Vittorio Ferraresi

Al Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria
Pres. Dott. Francesco Basentini

Al Direttore dell’Ufficio del Personale e delle risorse
Dott. Massimo Parisi

Ai Sigg. Onorevoli Senatori componenti
della seconda commissione Camera e Senato

e p.c.

Ai Sigg. Provveditori Regionali dell’Amministrazione Penitenziaria

 

OGGETTO: emergenza infezione COVID-19- Ruolo e funzioni dei funzionari Giuridico-pedagogici-

La dolorosa e preoccupante contingenza discendente dalla pandemia da COVID-19 e la necessità di adottare misure finalizzate a contenere il più possibile il rischio di contagio hanno chiaramente messo a nudo la sofferenza e lo stato di abbandono della categoria dei funzionari giuridici pedagogici operanti nei penitenziari italiani e le attuali criticità del nostro sistema penitenziario.

La manifesta illogicità della collocazione degli stessi nel Comparto delle funzioni centrali, palesata da tempo dalla scrivente Associazione, in quanto disfunzionale ed iniqua, ha trovato conferma nel diniego che numerose direzioni penitenziarie hanno opposto alle istanze di “lavoro agile”- smart working presentate dai Funzionari giuridico-pedagocici, le quali, pur ritenute formalmente legittime, non sono state accolte per ragioni sostanziali riconducibili alla necessità di assicurare servizi indifferibili che debbono essere garantiti con lo svolgimento dei compiti di tale funzionario penitenziario.

Viene posta in evidenza la situazione di grave criticità che permea gli istituti penitenziari del Paese, la fibrillazione della popolazione detenuta causa la contrazione dei loro diritti e la preoccupazione per la diffusione del contagio da COVID-19 nonché la conseguente necessità di assicurare compiti istituzionali afferenti alla tutela della libertà ed ai fini della sicurezza.

Viceversa, laddove concessa la modalità “lavoro agile” ai funzionari de quibus, organizzazioni sindacali del Comparto Sicurezza hanno contestato aspramente tali determine, sottolineando necessità ed indifferibilità delle prestazioni dagli stessi rese.

Viene infatti ritenuta essenziale la presenza dei funzionari delle aree educative in un momento in cui la popolazione detenuta ha bisogno di interlocutori certi e costanti.

Ci si è ricordati quindi solo adesso che il Funzionario giuridico-pedagogico deve assolvere a compiti fondamentali in una nave che non può e non deve affondare, “stretti attorno al comandante della stessa, a tutto l’equipaggio ed ai passeggeri a noi affidati”.

Ci si è ricordati quindi solo e soltanto adesso che il funzionario giuridico-pedagogico esercita una “funzione indispensabile” e che lo stesso “si debba far carico dell’onere di richiamare la popolazione detenuta al senso di responsabilità, affinché la stessa abbia contezza che le misure fortemente limitative del diritto al colloquio visivo con i familiari aventi titolo vengano considerate come necessarie al fine di tutelare la salute loro e dei familiari”.

Da ultimo, con nota GDAP n. 0096018.U del 21.03.2020, il Signor Capo del Dipartimento pone l’accento sulla necessità di approntamento, da parte di tutti gli operatori, di attenta opera di informazione alla popolazione detenuta, sul senso, sull’importanza e sulle finalità dei provvedimenti adottati dalle autorità governative al fine di salvaguardare la salute e l’incolumità delle persone che vivono dentro e fuori dagli istituti penitenziari.

Tornando alle determine dei singoli direttori di istituto, si rileva che vengono dichiarate indifferibili le attività di rilevazione dei bisogni della popolazione detenuta, l’ opera di alleviamento delle tensioni intramurarie, l’effettuazione dei colloqui di primo ingresso, l’attività di riscontro alla magistratura di sorveglianza, quella di partecipazione allo staff multidisciplinare, quella di osservazione finalizzata alla concessione di misure alternative, di permessi premio, quella di partecipazione ai consigli di disciplina etc.

Il tutto è avvenuto con modalità difformi e quindi in balia della discrezionalità dei singoli dirigenti, perché, pur vero che talune direzioni hanno inteso riscontrare positivamente le istanze di “lavoro agile”, tante altre hanno rigettato tali richieste sottolineando necessità ed indifferibilità delle prestazioni fornite dai funzionari giuridico-pedagogici.

Si registrano financo determine per servizi di missione presso Istituti Penitenziari diversi da quelli di assegnazione dei singoli Funzionari Giuridico-Pedagogici incaricati, al fine di sopperire alle situazioni di sofferenza delle aree educative discendenti dall’emergenza in corso.

E’ altrettanto vero che non a tutti i funzionari in servizio sono stati forniti dispositivi di protezione a norma (guanti e mascherine FFP3).

Emerge quindi nitido che la figura del Funzionario giuridico pedagogico, collocato in un Comparto che poco gli appartiene e che nella sostanza fa parte integrante del sistema penitenziario esposto in prima linea, merita ben altra considerazione.

I Funzionari giuridico-pedagogici, fieri servitori dello Stato e portatori di sana passione all’espletamento delle loro funzioni, vivono le inaccettabili incongruenze e le contraddizioni di un sistema che deve essere cambiato.

E’ spiacevole dire “Noi lo avevamo detto” ma di questo oggettivamente si tratta.

La triste evenienza dell’infezione del COVID 19, che nessuno di noi avrebbe voluto vivere, ha palesato la necessità, ormai improcrastinabile, di tirare le somme ed operare un cambiamento rispondente alla realtà di fatto. Non è più accettabile che figure professionali riconosciute come centrali dal Legislatore, siano disconosciute e poco tutelate.

Le condizioni di lavoro della categoria rappresentata da questa Associazione sono ormai insostenibili e pertanto non è più procrastinabile un intervento della politica diretto al riconoscimento ai Funzionari de quibus, sotto l’aspetto economico e di trattamento giuridico in senso lato, l’appartenenza a 360 gradi al sistema dell’esecuzione penale intramuraria.

Questa Associazione, come noto agli organi politici e di alta amministrazione dipartimentale, ha proposto un riassetto organizzativo del personale (con creazione di un apposito ruolo tecnico) che agevolerebbe senza dubbio alcuno la funzionalizzazione del sistema esecuzione penale intramuraria, proposta che ha ricevuto l’ imprimatur di necessarietà propalato dal Capo del Dipartimento in carica in indirizzo.

Gli sforzi prodotti si sono concretizzati nella presentazione del DDL nr. 1754 depositato in senato che recepisce la nostra proposta.

Si chiede quindi alle autorità in indirizzo, ed in particolare al Sig. Ministro della Giustizia, di adoperarsi secondo coscienza, per eliminare le incongruenze del sistema penitenziario sopra esposte e sanare uno stato di cose ingiustificabile ed iniquo ai danni della categoria dei Funzionari giuridico-pedagogici e del sistema stesso.

Al Sig. Ministro si chiede in particolare di assumere le più efficaci iniziative finalizzate all’adozione da parte del Governo della Repubblica o del Parlamento, riconoscendo e dichiarando l’urgenza della questione, dei provvedimenti normativi all’uopo necessari, utilizzando gli strumenti normativi che presuppongono il carattere di urgenza.

Qualora non fosse intendimento del Sig. Ministro della Giustizia accogliere la richiesta sopra formulata, si chiede di precisare apertis verbis che le attività espletate dal Funzionario Giuridico Pedagogico, non siano da considerarsi di “indifferibile necessità” in questa parentesi emergenziale che sottopone a significativo rischio la salute e l’incolumità personale dei Funzionari rappresentati dalla scrivente Associazione.

Quanto da ultimo richiesto al fine di sottrarre alla discrezionalità delle direzioni penitenziarie e dei vertici delle altre articolazioni dell’Amministrazione Penitenziaria, gli eccessivi margini interpretativi offerti dalle disposizioni dipartimentali emanate “sul lavoro agile”.

Analoga esigenza si pone per le disposizioni emergenziali concernenti la mobilità dei Funzionari giuridico-pedagogici disposta d’ufficio.

Si resta in attesa di concreti interventi in una delle due direzioni sopra esposte.

lì 22.03.2020

Il Presidente A.N.F.T.
Stefano Graffagnino

scarica nota

 

Al Ministro della Giustizia
On. Avv. Alfonso Bonafede

Al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria
Pres. Dott. Francesco Basentini

Al Direttore Generale del Personale e della Formazione
Ufficio III- personale dirigenziale, amministrativo e non di ruolo
Dott. Massimo Parisi

La scrivente Associazione, rilevata la disomogeneità di direttive e indicazioni che le singole Direzioni stano impartendo ai Funzionari Giuridico-Pedagogici, evidenzia la straordinaria necessità ed urgenza di emanare univoche disposizioni, a cui le singole Direzioni Penitenziarie dovranno attenersi, in materia di prevenzione della diffusione epidemiologica da COVID-19, al fine di contemperare la continuità dell’attività di osservazione e trattamento dei Funzionari con l’interesse alla salute pubblica.Assicurando da parte della categoria rappresentata da questa Associazione il massimo senso di responsabilità nell’esercizio del ruolo e dei compiti istituzionali, anche in una parentesi temporale caratterizzata dalle gravi criticità a tutti note, si richiede, dunque, di sensibilizzare ulteriormente le Direzioni degli Istituti di pena all’adozione delle seguenti misure:
indicazioni chiare rispetto alle misure precauzionali, igienico-sanitarie, da adottare per lo svolgimento dei colloqui di primo ingresso, di sostegno e di osservazione, in ossequio alle linee guida emanate dal Ministero della Salute, che raccomandano di mantenere, nei contatti sociali, una distanza di almeno un metro e di assicurare la salubrità degli ambienti di lavoro attraverso la consueta pulizia e disinfestazione degli stessi;
– sollecitazione dell’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuali (DPI), che in alcuni istituti risultano ancora non disponibili quale dotazione personale per alcuni Funzionari Giuridico-Pedagogici, esposti al rischio di contagio parimenti ad altri operatori penitenziari, nonché direttive chiare rispetto all’utilizzo delle mascherine del tipo FFP3, di cui viene consigliato, in alcune realtà penitenziarie, l’uso solo in caso di emergenza.
concessione di modalità di lavoro agile ai Funzionari Giuridico-Pedagogici che ne facciano richiesta, ferma restando l’esigenza della presenza in servizio di alcuni giorni a settimana, con un’apposita turnazione programmata nell’ambito delle singole aree educative, in modo da assicurare l’effettuazione delle attività non delocalizzabili. Ogni dipendente interessato produrrà apposita richiesta con elaborazione di un progetto individuale, in cui vengono indicate le modalità flessibili della prestazione lavorativa inerente alle attività che non postulino la presenza fisica nella sede di lavoro, come la redazione di relazioni comportamentali e di sintesi.
Cordialmente
lì 11.03.2020

Il Presidente A.N.F.T.

Stefano Graffagnino

Link nota pdf

Ennesima aggressione ad un Funzionario Giuridico Pedagogico, l’A.N.F.T. chiede un intervento politico


Al Sig. Ministro della Giustizia

On. Avv. Alfonso Bonafede

Al Sottosegretario di Stato alla Giustizia

On. Vittorio Ferraresi

Al Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria 

Pres. Dott. Francesco Basentini

Al Direttore dell’Ufficio del Personale e delle risorse

Dott. Massimo Parisi

OGGETTO: ennesima aggressione ad un Funzionario Giuridico-Pedagogico. 

Intervenga con urgenza la politica.

Assistiamo all’ennesima aggressione nei confronti di un Funzionario di Area Educativa nelle carceri nella quasi indifferenza generale del mondo penitenziario e delle grandi organizzazioni sindacali di riferimento.

Già, in data 10.01.2020, un Funzionario Giuridico-Pedagogico in servizio presso l’Istituto penitenziario di Carinola (CE), è stato scaraventato per le scale interne del carcere da un detenuto. Si è dovuto fare ricorso alle cure del 118 per un trauma ad una spalla.

Ma non trattasi di certo di un episodio isolato.

Nel mese di novembre u.s., presso la Casa Circondariale di Barcellona P.G., la grave aggressione fisica di un operatore di Polizia Penitenziaria era stata preceduta da gravi minacce ai Funzionari dell’Area Educativa e da un tentativo da parte del detenuto stesso di sequestrare uno di tali Funzionari.

Nel mese di ottobre u.s., un detenuto, durante un consiglio di disciplina, ha ferito un agente con una spranga di ferro e solo grazie all’intervento del Funzionario Giuridico-Pedagogico che occasionalmente rivestiva le funzioni di presidente e che lo ha bloccato, si è evitato che lo stesso continuasse la sua azione violenta verso l’altro educatore e la psicologa (tutti componenti del Consiglio di disciplina).

Questi gli ultimi episodi più eclatanti e noti a questa Associazione, di aggressioni consumate o tentate verso i Funzionari Giuridico-Pedagogici.

Già, solo quelli noti a questa Associazione, perché quotidianamente tali operatori sono sottoposti a minacce esplicite o velate o ad aggressioni coperte dal più stretto riserbo, talora dagli stessi colleghi che temono negative ripercussioni e non si sentono adeguatamente tutelati dal sistema.

Di certo è chiaramente prevedibile il rischio connesso all’esercizio dei compiti istituzionali da parte del Funzionario Giuridico-Pedagogico all’interno degli Istituti penitenziari, a contatto con la popolazione detenuta, rivestendo questo un ruolo centrale nella redazione degli atti di osservazione (relazioni di sintesi e comportamentali) che hanno un peso rilevante per la concessione dei vari benefici ai condannati, e rilevando, nei confronti di tutta l’utenza penitenziaria, i diversi bisogni della stessa ed approntando gli interventi diretti ad agevolare un funzionale adattamento intramurario di ciascuno dei detenuti ed insomma a garantire un trattamento penitenziario adeguato.

E’ nondimeno inaccettabile che il funzionario giuridico-pedagogico non abbia ancora ottenuto adeguato riconoscimento giuridico ed economico della specificità del ruolo esercitato. Inaccettabile che non sia riconosciuto come usurante il lavoro svolto.

Va soggiunta la disfuzionalità dell’attuale assetto organizzativo discendente dall’appartenenza dei suddetti Funzionari al Comparto Funzioni Centrali, al pari della maggior parte degli “impiegati civili dello Stato”.

Questa Associazione, come noto agli organi politici e di alta amministrazione dipartimentale, ha proposto un riassetto organizzativo del personale (con creazione di un apposito ruolo tecnico) che agevola senza dubbio alcuno la funzionalizzazione del sistema esecuzione penale intramuraria e che ha ricevuto l’ imprimatur  di necessarietà propalato dal Capo del Dipartimento in carica in indirizzo. 

E’ un dato di comune esperienza ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria, l’inserimento della nostra proposta nell’ambito del recente riordino delle carriere delle Forze di Polizia, proposta purtroppo non condivisa dalle componenti delle altre FF.OO. presenti al tavolo tecnico costituito per tale riordino.

La struttura della proposta sopra indicata pone al riparo da ogni contaminazione securitaria (temuta da alcuni settori) la funzione rieducativa della pena cui il Funzionario Giuridico-Pedagogico, quotidianamente, si sforza, tra mille difficoltà, di dare concreta attuazione.

Pertanto non hanno ragion d’essere vetusti pregiudizi ideologici che nei decenni hanno ostacolato la creazione di un apposito ruolo tecnico dei Funzionari Giuridico-Pedagogici all’interno del Corpo di Polizia Penitenziaria, ma sganciato totalmente da dipendenza gerarchica rispetto ai Funzionari del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Il Direttore dell’Istituto continuerebbe ad assicurare inoltre l’armonizzazione delle istanze di sicurezza con quelle della rieducazione.

Il recepimento della proposta consentirebbe la maturazione di un senso di comune appartenenza, il notevole miglioramento della circolarità delle informazioni afferenti all’osservazione dei condannati, la consapevolezza della contestuale presenza dei diversi interessi coinvolti nell’esecuzione penale e nella privazione della libertà personale in carcere e, quindi, una loro più efficace armonizzazione nei casi concreti.

Consentirebbe inoltre di approntare gli interventi più adeguati per favorire un funzionale adattamento del detenuto al contesto intramurario e percorsi di risocializzazione più aderenti ai bisogni della personalità dei singoli condannati.

Le refluenze sul processo di umanizzazione della pena in carcere non potrebbero che essere positive.

Il varo della proposta consentirebbe inoltre il recepimento della Regola n. 79 contenuta nella Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa R(2006)2 che esorta gli Stati membri ad estendere a tutti gli operatori penitenziari (quali sono anche i FF.GG.PP.) i benefici previsti per le FF.OO..

Le condizioni di lavoro della categoria rappresentata da questa Associazione sono ormai insostenibili e disposti ad affrontare i rischi connessi all’esercizio di un ruolo istituzionale delicatissimo, riteniamo non più procrastinabile un intervento della politica diretto al riconoscimento della specificità del ruolo ai Funzionari Giuridico-Pedagogici, sotto l’aspetto economico, di trattamento giuridico in senso lato e di appartenenza concreta e reale al sistema dell’esecuzione penale intramuraria.

Caltanissetta 12.01.2020

Il Presidente A.N.F.T.

Stefano Graffagnino

Carceri: educatore aggredito da un detenuto nel Casertano

Un educatore in servizio nella casa di reclusione di Carinola (Caserta) è stato costretto a ricorrere alle cure del 118 per un trauma a una spalla causato da un detenuto che lo ha spinto e fatto cadere dalle scale. L’episodio, reso noto dall’Uspp, è accaduto ieri, mentre i due si apprestavano a uscire dai reparti.

Il detenuto è stato sottoposto a procedimento disciplinare e deferito all’Autorità Giudiziaria. Solidarietà all’educatore “vittima di un grave episodio di violenza”, è stata espressa dai segretari nazionali e regionale dell’Uspp, Parisi e Auricchio: “Con la cosiddetta vigilanza dinamica, – spiegano – la sicurezza andrebbe gestita come ordine pubblico, utilizzando mezzi e strumenti appropriati per tutelare lavoratori e reclusi”. “La maggior parte di questi, – concludono Parisi e Auricchio – vogliono scontare il loro debito sociale senza essere coinvolti dall’ intolleranza di alcuni facinorosi agevolata dalle nuove modalità custodiali che prevedono l’apertura irrazionale”.

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2020/01/11/news/carceri_educatore_aggredito_da_un_detenuto_nel_casertano-245465904/

Carceri, educatore aggredito da detenuto


(ANSA) – NAPOLI, 11 GEN – Un educatore in servizio nella casa di reclusione di Carinola (Caserta) è stato costretto a ricorrere alle cure del 118 per un trauma a una spalla causato da un detenuto che lo ha spinto e fatto cadere dalle scale.
    L’episodio, reso noto dall’Uspp, è accaduto ieri, mentre i due si apprestavano a uscire dai reparti. Il detenuto è stato sottoposto a procedimento disciplinare e deferito all’Autorità Giudiziaria. Solidarietà all’educatore “vittima di un grave episodio di violenza”, è stata espressa dai segretari nazionali e regionale dell’Uspp, Parisi e Auricchio: “Con la cosiddetta vigilanza dinamica, – spiegano – la sicurezza andrebbe gestita come ordine pubblico, utilizzando mezzi e strumenti appropriati per tutelare lavoratori e reclusi”. “La maggior parte di questi, – concludono Parisi e Auricchio – vogliono scontare il loro debito sociale senza essere coinvolti dall’ intolleranza di alcuni facinorosi agevolata dalle nuove modalità custodiali che prevedono l’apertura irrazionale”.(ANSA).

http://www.ansa.it/campania/notizie/2020/01/11/carceri-educatore-aggredito-da-detenuto_a2a7258f-8f7f-4074-997e-94cc6f60520b.html

Carceri: Ardita (Csm), ascoltare allarme funzionari trattamento

Carceri: Ardita (Csm), ascoltare allarme funzionari trattamento
(AGI) – Roma, 29 nov. – Va ascoltato l’allarme dei funzionari
del trattamento penitenziario secondo cui “il nostro impegno e’diventato pericoloso e insostenibile”. Lo afferma il togato del Csm Sebastiano Ardita dopo l’audizione svolta a Palazzo dei Marescialli in cui sono stati sentiti dirigenti e funzionari del trattamento. “Ogni funzionario del trattamento – e’ emerso dell’audizione svolta nell’ambito dei lavori della commissione del Csm sulla esecuzione penale presieduta da Sebastiano Ardita (presente anche il laico Stefano Cavanna) – ha in carico fino a 150 detenuti rispetto ai quali e’ chiamato a svolgere l’attivita’ di osservazione, e di trattamento e a redigere l’indagine sociofamiliare indispensabile per la relazione di sintesi”: un carico ingestibile “che comporta la redazione di relazioni che finiscono per essere burocratiche”, ma quelle relazioni sono alla base delle decisioni della magistratura, che deve giudicare sulla richiesta dei detenuti che vogliono anticipare l’uscita dal carcere. I funzionari hanno poi parlato dei gravi rischi che vengono affrontati ogni giorno senza avere il riconoscimento giuridico ed economico, ed hanno denunciato che i loro colleghi vengono aggrediti e minacciati sempre piu’ di frequente, nel silenzio generale; rischi che cresceranno con la necessita’ di “prevedere programmi di trattamento per detenuti mafiosi in ergastolo ostativo”. “Se non succede nulla di piu’ grave e’ solo perche’ la nostra utenza – e cioe’ i detenuti – non ha interesse a che cio’ accada, perche’ le condizioni di sicurezza in cui operiamo sono davvero basse”. Per questo, sottolinea il presidente della Commissione Sebastiano Ardita “e’ fondamentale dare ascolto alle loro istanze, come abbiamo fatto oggi, ed anche alla loro richiesta di maggior tutela dei loro compiti e di passaggio ai ruoli tecnici della Polizia penitenziaria”. I dirigenti penitenziari a loro volta hanno manifestato preoccupazione per la volonta’ “di espungere la dipendenza gerarchica dalla Dirigenza penitenziaria”, con riferimento alla proposta di dipendenza solo funzionale della polizia penitenziaria dai direttori d’istituto e hanno osservato
come “il direttore rappresenti il momento di equilibrio tra sicurezza e trattamento, e superare questa figura
significherebbe fare implodere un sistema che si fonda su un preciso equilibrio”. Nel rilevare come la mancanza di concorsi per dirigente abbia creato un vuoto di organico hanno annunciato che dopo 26 anni forse sara’ bandito un nuovo concorso ma esso non prevede un congruo numero di posti. “Il modello normativo
della dirigenza va ripensato con nuove figure ne fungano da catalizzatore e senza trasferimento di competenza da un centro all’altro come si e’ fatto finora” hanno concluso i dirigenti.

(AGI)Red/Oll
291821 NOV 19
NNNN ********************

Audizione dell’ANFT presso il CSM – commissione mista

In data odierna l’ANFT, nella persona del Dott. Ignazio Santoro, ha partecipato all’audizione presso la Commissione Mista del CSM per lo studio dei problemi della Magistratura di Sorveglianza e dell’Esecuzione Penale, presieduta dal Dott. Sebastiano Ardita. 

Segue copia del documento consegnato. 

L’Associazione Nazionale Funzionari del Trattamento – A.N.F.T. – che rappresenta i funzionari giuridico-pedagogici dell’esecuzione penale intramuraria per adulti innanzitutto ringrazia questa Commissione per avere dato a questa categoria l’occasione di esporre una proposta, un contributo da addetti ai lavori finalizzato a rendere maggiormente effettiva la funzione rieducativa della pena.

Questa Associazione rappresenta di avere accolto favorevolmente i recenti interventi del Legislatore e dell’Amministrazione Penitenziaria finalizzati al coinvolgimento di un numero maggiore, rispetto al passato, di soggetti condannati in attività trattamentali, in particolare lavorative. Abbiamo infatti accolto favorevolmente la recente l’introduzione , tra gli elementi del trattamento, de “la partecipazione dei condannati ai progetti di pubblica utilità”. Sia perchè tale elemento si colloca all’interno di una cornice riparativa sia per le sue refluenze sul piano dellarisocializzazione.

Riteniamo nondimeno che ulteriori sforzi vadano fatti dal Legislatore al fine di favorire l’accesso alle attività trattamentali ed in particolare lavorative, di percentuale più significativa di soggetti ristretti. Attività lavorative che potranno anche essere prive di una remunerazione pecuniaria ma tuttavia supportate dalla previsione di appositi benefici premiali.

Sono noti a tutti gli alti tassi di recidiva riferibili a soggetti condannati che in carcere non sono stati coinvolti in attività trattamentali. Tuttora infatti la percentuale di soggetti ammessi ad attività trattamentali, di tipo lavorativo in particolare, appare decisamente da migliorare.

Consideriamo però di pari importanza, al fine di conferire maggiore effettività alla funzione rieducativa della pena, interventi legislativi diretti alla razionalizzazione dell’assetto organizzativo del Personale istituzionale dell’Amministrazione Penitenziaria, di quello che attende al trattamento dei soggetti in esecuzione penale intramuraria.

Da addetti ai lavori che vivono quotidianamente e direttamente le dinamiche penitenziarie, i F.G.P. hanno assistito alla crescita di altre figure professionali ed al mutamento degli equilibri intramurari.

Abbiamo atteso una risposta idonea da parte della politica ma in assenza di questa si è deciso di dar vita ad un organismo rappresentativo al fine di contribuire al ripristino dell’equilibrio tra i vari interessi coinvolti nell’esecuzione penale in carcere, di quell’equilibrio voluto dai costituenti, dal legislatore dell’O.P. e dagli organismi sovranazionali.

Da servitori dello Stato rileviamo la necessità di intervenire legislativamente al fine di impedire una deriva autoreferenziale delle professionalità che interagiscono con i soggetti reclusi e, quindi, di creare un assetto organizzativo che favorisca il declinarsi di processi di interazione circolare che, partendo dall’agevolazione di un senso di comune appartenenza tra gli operatori, favorisca una osmosi culturale-professionale tra gli stessi e, quindi, la maturazione in tutti gli operatori, di Polizia Penitenziaria e nei funzionari giuridico-pedagogici, della consapevolezza e convinzione delladoverosa contestuale considerazione dei diversi interessi pubblici coinvolti nell’esecuzione della pena e della necessità di armonizzare funzionalmente le istanze di sicurezza e quelle di risocializzazione dei condannati.

L’attuale assetto organizzativo del personale istituzionale che attende al trattamento dei detenuti, che prevede da una parte gli operatori di Polizia Penitenziaria e dall’altra i funzionari giuridico- pedagogici, questi ultimi appartenenti al pubblico impiego privatizzato (Comparto Funzioni Centrali) si configura piuttosto dicotomico e non ha ad oggi favorito un significativo senso di comune appartenenza tra le due categorie.

Ciò non favorisce la circolarità delle informazioni, tra i suddetti operatori, afferenti ai detenuti ed alle dinamiche penitenziarie.

Si corre conseguentemente il rischio di approntare poco proficui processi di osservazione della personalità dei condannati e programmi trattamentali poco efficaci.

Di non minore importanza è il rischio di rappresentare alla Magistratura di Sorveglianza un processo di risocializzazione non corrispondente alla realtà.

Si assiste spesso a contrapposizioni irriducibili tra istanze di sicurezza ed istanze di risocializzazione che sembrano sintomatiche del mancato perseguimento, da parte di tutti gli operatori, di un’unica mission istituzionale, vale a dire l’inclusione sociale del reo.

In atto la categoria è molto preoccupata per la prospettata cristallizzazione legislativa di un dualismo nel governo degli II.PP., con una presumibile compressione del pilastro costituito dalle aree educative delle Strutture Penitenziarie.

Riteniamo necessario piuttosto un intervento diretto a riequilibrare i due pilastri, quello Educativo e quello della Sicurezza ed al contempo lasciare i Direttori di Istituto garanti dell’armonizzazione tra sicurezza e risocializzazione.

Non è più procrastinabile la creazione di un ruolo tecnico dei funzionari giuridico-pedagogici, sganciato tuttavia da rapporto gerarchico con i funzionari del Corpo di Pol. Pen. e subordinato invece al direttore di Istituto, al fine appunto del ripristino di equilibri già parzialmente mutati nei fatti.

Tale strumento tecnico proposto dall’A.N.F.T., diretto a conferire maggiore effettività alla funzione rieducativa della pena e che non potrebbe che avere positive refluenze sul processo di umanizzazione della stessa, è stato considerato funzionale dai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria.
Tale proposta è stata presentata dall’Amministrazione Penitenziaria in occasione del Tavolo sul Riordino delle carriere delle Forze di Polizia e delle FF.AA. ma la stessa non ha trovato condivisione nelle componenti delle altre forze presenti al tavolo.

Tale intervento del Legislatore costituirebbe recepimento della Regola n. 79 contenuta nella Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa R(2006)2, che esorta gli Stati aderenti ad estendere agli operatori penitenziari, quali sono ovviamente anche i F.G.P., i benefici previsti per le FF.OO., ed innescherebbe una significativa spinta motivazionale riconducibile alla valorizzazione della categoria.

Per la nostra categoria si tratta di una parentesi molto difficile, caratterizzata da condizioni di lavoro molto gravose. In diversi II.PP. la collaborazione all’osservazione dei condannati, da parte dei Funzionari di Servizio Sociale, si è ridotta notevolmente a seguito dell’introduzione dell’istituto della messa alla prova e sulla scorta di protocolli locali che in alcuni casi consentono a tali funzionari di non effettuare più colloqui con la popolazione detenuta e di espletare le indagini socio-familiari a seguito della trasmissione, da parte dei Funzionari giuridico-pedagogici, di schede di rilevazione degli elementi socio-familiari ad opera degli stessi operatori intramurari (F.G.P.).

In alcuni distretti si verificano persino diversi rinvii nella celebrazione delle udienze nei procedimenti di sorveglianza incardinati presso i Tribunali o casi di impossibilità, per il Magistrato di Sorveglianza, di pronunciarsi nel merito di istanze di permesso-premio, per mancato espletamento dell’indagine socio-familiare, ritenuta non prioritaria.

Facile immaginare quali possano essere le refluenze della frustrazione degli utenti, per tale mancata definizione dei procedimenti, sulla relazione utente-F.G.P..

Tali Funzionari infatti sono considerati, dalla popolazione detenuta, quale punto di riferimento nel processo di risocializzazione finalizzato al ritorno nella società libera.

Il Presidente A.N.F.T. Stefano Graffagnino

Il Vice Presidente A.N.F.T. Ignazio Santoro