L’orgoglio di avere sollevato la necessità di conferire maggiore effettività alla funzione rieducativa della pena

Vogliamo rivendicare con orgoglio il merito di avere posto all’attenzione della politica e dei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria la necessità di una reingegnerizzazione dell’assetto organizzativo del personale istituzionale che cura le attività di osservazione e trattamento, finalizzata a  consentire allo  Stato di adempiere al  dovere di dare concretezza, effettività alla funzione rieducativa della pena.

 Proprio al fine di perseguire tale effettività occorre restituire in concreto centralità al  ruolo del  Funzionario della professionalità giuridico-pedagogica, figura che nelle previsioni di lettere circolari dipartimentali emanate per dare concreta attuazione ai principi ed alle  norme anche costituzionali concernenti  la funzione rieducativa della pena, viene individuata quale  perno centrale delle attività di osservazione a trattamento.

Rileviamo che tali previsioni allo stato attuale costituiscono “lettera morta”.

Da addetti ai lavori, che quotidianamente operano  all’interno  di un osservatorio privilegiato qual è l’Istituto penitenziario, abbiamo rilevato che il sistema operativo discendente dall’assetto organizzativo che si è configurato nell’ultimo decennio tradisce lo spirito  del corpus normativo penitenziario.

Nei  fatti sono  mutati significativamente gli equilibri richiesti dal sistema esecuzione  penale intramuraria, si è persa la simmetria  e la parità di potere contrattuale tra i funzionari del Corpo di polizia penitenziaria ed i funzionari dell’area giuridico-pedagogica ed il risultato di tali mutamenti è la progressiva  marginalizzazione della figura del funzionario della professionalità giuridico-pedagogica e la impossibilità di quest’ultimo di incidere nei processi gestionali degli Istituti penitenziari. 

Nell’assetto organizzativo concreto tale funzionario è “l’anello debole della catena” e di ciò è a conoscenza anche la popolazione detenuta e le conseguenze sono facilmente intuibili.

Ovviamente sussiste uno stretto legame tra la centralità in concreto di tale figura professionale e la effettività della funzione rieducativa della pena.

Non è possibile confutare il radicale contrasto tra la dicotomia che caratterizza in atto l’assetto organizzativo riguardante gli operatori penitenziari istituzionali  e le più accreditate e moderne teorie della scienza dell’organizzazione.

L’assetto  organizzativo dicotomico infatti non favorisce  la maturazione di un significativo senso di comune appartenenza tra il personale e consequenzialmente  la circolarità della conoscenza  afferente ai detenuti ed alle dinamiche penitenziarie ed ovviamente  non favorisce processi dialogici tra gli operatori appartenenti ai diversi Comparti.

Può una organizzazione perseguire dignitosi standard qualitativi riguardanti gli obiettivi istituzionali senza puntare sulla circolarità  della conoscenza? Proprio no.

E’ ovvio  il rischio di declinare  poco proficui  processi di osservazione della personalità dei condannati e degli internati e programmi trattamentali non proprio individualizzati e poco efficaci.

Di non minore importanza è il rischio di rappresentare alla Magistratura di Sorveglianza esiti del percorso intramurario  non corrispondenti alla realtà.

L’assetto organizzativo attuale, piuttosto che favorire l’effettività dei processi dialogici e la crescita di valore del capitale umano, spinge verso la deriva autoreferenziale; conduce all’affermazione del punto di vista di coloro che hanno maggiore forza contrattuale in concreto, rectius   gli attuali appartenenti alla carriera dei funzionari del Corpo.

E’ urgente pertanto  la necessità di porre le fondamenta per fare degli Istituti penitenziari delle  learning organizations, delle organizzazioni di apprendimento.

E’ necessario pertanto  un intervento normativo diretto a riequilibrare i due pilastri, quello della rieducazione  e quello della Sicurezza; I Direttori di Istituto saranno  i garanti ultimi dell’armonizzazione tra sicurezza e  rieducazione.

Gli obiettivi istituzionali  coinvolgono entrambi gli ordini professionali  suindicati, pur esercitando i relativi appartenenti ruoli che sono e rimarranno comunque diversi ma che vanno efficacemente armonizzati.

Si rappresenta  infatti che il Personale di Polizia Penitenziaria, oltre a garantire la sicurezza negli  istituti ed a curare compiti riconducibili  alle FF.OO. è coinvolto a pieno titolo  nelle attività di osservazione e trattamento (art. 5 L. 395/90).

Da ciò discende una particolare specificità del Corpo di Polizia penitenziaria rispetto alle altre FF.OO. 

Considerato quanto sopra appare pertanto anomala l’assenza, all’interno del Corpo suindicato, di un ruolo di funzionari che curino precipuamente  il perseguimento della funzione rieducativa.

Il varo della proposta suindicata innescherebbe, senza dubbio alcuno, un processo di slancio per la suindicata  specificità del Corpo di Polizia penitenziaria;  porrà le premesse per un clima di reciproca fiducia.

Inoltre, il ponderato inserimento nel Corpo di Polizia Penitenziaria, oltre a porre  le basi per lo sviluppo di un processo di funzionale osmosi culturale-professionale, consentirà già nel breve periodo l’offerta, agli attuali appartenenti al Comparto Sicurezza, di un supporto tecnico da “intranei”, punti di vista  e chiavi di lettura alternative dei comportamenti dell’utenza penitenziaria  che agevoleranno migliori processi gestionali  degli Istituti penitenziari.

Tale strumento tecnico afferente all’assetto organizzativo, diretto a conferire maggiore effettività alla funzione rieducativa della pena, non potrebbe che avere positive refluenze anche sul processo di umanizzazione della stessa. 

Dal 17.11.2020 è incardinato presso la Commissione Giustizia del Senato il d.d.l. 1754/S quale proposta diretta a ridisegnare funzionalmente l’assetto organizzativo del personale che cura le attività di osservazione e trattamento in carcere ed in direzione di un più effettivo recupero sociale dei soggetti che hanno violato il patto sociale.

Da anni attendiamo una “levata di scudi” da parte di portatori di interesse, i più vari, finalizzate a tutelare quella che fu la centralità del ruolo del funzionario dell’area trattamentale ed assistiamo financo ad   ingiustificabili resistenze alla proposta suindicata  da parte degli stessi, espresse  attraverso “dichiarazioni manifesto” che nulla offrono quanto a minimi supportati spunti che possano far sorgere perplessità sulla fondatezza del costrutto funzionalistico posto a base della proposta incardinata presso la Commissione Giustizia del Senato.

E’ assolutamente paradossale che tali portatori di interesse difendano un sistema che si basi su un assetto organizzativo assolutamente inidoneo a perseguire lo scopo preminente della esecuzione penale, vale a dire il recupero sociale del reo.

La scrivente Associazione non mira affatto a fare dei funzionari della professionalità giuridico-pedagogica dei poliziotti ma a fare degli Istituti penitenziari delle comunità educative in cui, data l’oggettiva difficoltà a coinvolgere in percorsi di apprendimento formale elevata percentuale di condannati ed internati,  attenzione significativa è prestata all’apprendimento informale; strutture penitenziarie in cui il personale istituzionale che interagisce con l’utenza offra un messaggio univoco, diretto a favorirne il recupero sociale.

Si mira a fare degli Istituti penitenziari delle comunità che producono sicurezza sociale attraverso la risocializzazione.

Nessun  rischio di arretramento  della funzione risocializzante rispetto alle istanze securitarie; il modello proposto invece offre  l’elevata probabilità di un significativo slancio della prima. 

Occorre un assetto organizzativo che imponga,  tra i funzionari suindicati, da porre su un piano di equiordinazione, un coordinamento di tipo orizzontale,  la collaborazione e l’interazione sinergica per affrontare adeguatamente  gli eventi perturbativi della gestione intramuraria e per l’approntamento delle migliori sinergie per l’individuazione dei percorsi di recupero sociale.

La funzionalità di qualsiasi organizzazione ed a fortiori di una organizzazione come l’istituto penitenziario, che deve offrire ai  soggetti che hanno violato il patto sociale un trattamento penitenziario che risponda ai particolari bisogni della personalità di ciascuno di essi, non può che fondarsi sulla conoscenza;  richiede anzi fluidità della conoscenza attraverso la forma circolare della comunicazione interprofessionale e richiede, a monte, un significativo  senso di comune appartenenza ed un consequenziale clima di fiducia.

 L’assetto organizzativo disegnato dal ddl in argomento innescherà proprio questo circolo virtuoso.

Si verificherà infatti  un trasferimento continuo del sapere tra gli operatori che assicurerà una significativa capacità di adattamento e di risposta alle perturbazioni che emergono nella vita intramuraria.

Gli operatori di Polizia Penitenziaria riescono, attraverso la continuità dell’osservazione, ad acquisire preziosi elementi conoscitivi sulla utenza penitenziaria che debbono essere veicolate agli altri operatori dell’osservazione e trattamento, al di là di ogni barriera in atto discendente dalla diversa appartenenza di tali operatori.

E’  di una organizzazione di apprendimento continuo e circolare, tra gli attuali appartenenti  al Corpo di Polizia Penitenziaria ed i Funzionari dell’Area Trattamentale, di cui necessita il sistema di esecuzione  penale intramuraria.

E’ di palmare evidenza che la conoscenza, in ogni organizzazione, assicura il migliore perseguimento dei fini dell’organizzazione stessa. A fortiori essa assicura il conseguimento dei fini istituzionali in una organizzazione, come quella dell’Amministrazione penitenziaria in cui,  il processo strumentale per il conseguimento del fine è costituito dalla osservazione della personalità dell’utenza, e quindi un processo basato appunto sulla conoscenza dell’utenza stessa.

Inoltre gli eventi perturbativi nei processi di lavoro potranno meglio essere gestiti e costituiranno comunque occasione di un processo di apprendimento la cui esperienza sarà veicolata senza remore, con l’apporto di chiavi interpretative diverse da un profilo professionale all’altro.

Processi di apprendimento e disapprendimento reciproci contribuiranno ad una rivisitazione del punto di vista precedente e consentiranno di addivenire ad un equilibrato punto di vista organizzativo frutto di un processo dialogico effettivo.

Sarà in tal modo favorita la possibilità di mettere in discussione pratiche organizzative prima considerate “punti fermi”.

A quanto sopra espresso vanno soggiunte  le sacrosante aspettative giuridiche ed economiche connesse allo svolgimento di un ruolo particolarmente complesso, usurante e di particolare responsabilità sociale,  qual è quello dei Funzionari Giuridico-Pedagogici, che sono supportate anche dalla Regola n. 79 della Raccomandazione R (2006)2 del Comitato  dei Ministri del Consiglio d’Europa (Regole Penitenziarie Europee).

Questa Associazione non potrà arrendersi di fronte ad una situazione di indifferenza rispetto alle   questioni sollevate, indifferenza che  caratterizza, lo rileviamo con significativo rammarico, alcuni  portatori di interesse che hanno espresso non motivate contrarietà ma solo ostili “dichiarazioni manifesto” ed inveterati slogans contrari rispetto alla  proposta suindicata. 

Slogans come “no all’educatore in divisa” ovvero “no all’educatore con la pistola” sono solo banali strumentalizzazioni. Non miriamo ad indossare una uniforme da poliziotti e non auspichiamo in dotazioni di armamento di alcun tipo. 

Sarebbe opportuno piuttosto suggerire  interventi emendativi del suindicato del ddl al fine di renderlo maggiormente rispondente alle esigenze da loro manifestate.

Questa Associazione manifesta nondimeno disponibilità per soluzioni alternative, purché si tratti di soluzioni migliorative che investono il sistema osservazione e trattamento e tutti gli appartenenti al ruolo dei funzionari della professionalità giuridico-pedagogica. Si sottolinea in particolare la necessità di riconoscere un apposito status a tutti i funzionari che attendono alle attività di osservazione e trattamento e che a tal fine interagiscono con gli appartenenti alla Polizia penitenziaria ed in particolare alla carriera dei funzionari del Corpo.

Auspichiamo pertanto in una pronta assunzione di responsabilità da parte della Politica finalizzata alla cura di un interesse fondamentale dello Stato, vale a dire il recupero sociale del reo.

Ci attendiamo pertanto una ripresa dei lavori riguardanti il ddl n. 1754 S da parte della Commissione Giustizia al Senato.

Il coraggio di porre le fondamenta per una svolta culturale nella esecuzione penale intramuraria

Come noto in data 17.11.2020, il ddl 1754 S è stato l’incardinato presso la Commissione Giustizia del Senato, dando avvio ad un processo che, qualora si concludesse con l’approvazione della proposta, consentirà di porre le basi per una svolta culturale finalizzata a conferire effettività alla funzione rieducativa della pena, a mezzo del riconoscimento di concreta intraneità al Funzionario Giuridico-Pedagogico nei processi gestionali degli Istituti Penitenziari e della contestuale razionalizzazione dell’assetto organizzativo del Corpo di Polizia Penitenziaria verso la sua sostanziale e concreta specificità.

Infatti anche per il Personale di Polizia Penitenziaria è prevista la partecipazione alle attività di osservazione e trattamento (art. 5 L. 395/90) e da ciò discende una particolare specificità del Corpo di Polizia Penitenziaria rispetto alle altre FF.OO. 

Da addetti ai lavori i Funzionari Giuridico-Pedagogici, già Educatori Penitenziari, constatano in una esperienza ormai ultraquarantennale, che la mancanza di un senso di comune appartenenza con gli operatori del Corpo determina mancanza di circolarità delle informazioni afferenti l’osservazione da ciascuno condotta e reciproche diffidenze che si traducono in un ostacolo insormontabile per l’efficace perseguimento della mission istituzionale, vale a dire il recupero sociale del reo.

Nasce quindi la veemente esigenza di procedere ad una razionalizzazione dell’assetto organizzativo del personale che cura le attività di osservazione a trattamento e, quindi di individuare uno strumento che favorisca la maturazione di un senso di comune appartenenza e di un sentito reciproco riconoscimento dei ruoli tra operatori di Polizia Penitenziaria e gli attuali Funzionari dell’Area Trattamentale, aspetti che faciliterebbero notevolmente la circolarità delle informazioni afferenti l’osservazione al fine di renderla efficace e di costituire una solida base per la formulazione di percorsi di recupero sociale che siano davvero individualizzati.

Occorre quindi aggregare nel Corpo di Polizia Penitenziaria un Ruolo di Funzionari tecnici portatori dell’istanza di recupero sociale del reo nondimeno  non incardinati nell’ordine gerarchico del Corpo stesso, giustapposti agli attuali funzionari di Polizia Penitenziaria e con mantenimento quindi della subordinazione gerarchica verso il solo Direttore di Istituto.

La proposta prevede quindi la creazione di un Ruolo Tecnico ad hoc, anomalo rispetto al classico modello di ruolo tecnico, che assorba i Funzionari Giuridico-Pedagogici (Educatori Penitenziari presso il D.A.P.) con uno statuto che garantisca la piena esplicazione del mandato di tale funzionario. Un ruolo tecnico di Funzionari del trattamento da giustapporre ai funzionari attuali del corpo, non vincolati rispetto a questi ultimi da alcuna dipendenza gerarchica ma legati da tale dipendenza solo con il Direttore di Istituto.

In tal modo si porterebbero all’interno del Corpo di Polizia Penitenziaria le condizioni per l’espressione e la valorizzazione dei diversi punti di vista sulla esecuzione penale intramuraria affinché le istanze coinvolte nell’esecuzione della pena abbiano il peso ed il bilanciamento voluto dalla nostra Carta Fondamentale, come interpretata dalla Corte Costituzionale

In atto il quasi totale schiacciamento della figura del Funzionario Giuridico-Pedagogico, portatore centrale dell’istanza di recupero sociale dei condannati, lascia intendere chiaramente quale possa essere l’attuale grado di effettività della funzione risocializzante della pena.

Gli importanti e dovuti riconoscimenti conseguiti negli ultimi anni dai Funzionari del Corpo di Polizia Penitenziaria, non accompagnati da analoga valorizzazione dei Funzionari di Area Trattamentale, hanno determinato tale pericoloso stato di fatto.

Questa associazione, quale ente esponenziale di addetti ai lavori (Funzionari Giuridico-Pedagogici già Educatori Penitenziari) che curano l’attività di osservazione dei condannati e degli internati ed attendono al trattamento rieducativo degli stessi, in ragione della evidente necessità di conferire maggiore effettività alla funzione risocializzante della pena in carcere, ritiene sia arrivato il momento i trovare il coraggio di varare una riforma che nella sostanza porti il modello organizzativo del personale che cura le attività di osservazione e trattamento nell’alveo dei principi costituzionali e delle disposizioni sovranazionali.

La proposta non creerebbe dei funzionari specializzati al servizio degli attuali appartenenti alla Pol. Pen. ma dei funzionari esperti del trattamento penitenziario da giustapporre agli attuali funzionari del Corpo al fine di consentire a questi esperti l’espressione  di un diverso  punto di vista e la valorizzazione  dello stesso in una prospettiva di organicità del contributo tecnico.

Si sottolinea inoltre che si porrebbero le basi per un processo di funzionale osmosi culturale-professionale che non potrebbe che accelerare il processo di umanizzazione della pena 

Trattasi di un modello necessario ed indispensabile per l’effettuazione di una efficace osservazione della personalità dei condannati, per l’approntamento di funzionali percorsi trattamentali, per una corretta rappresentazione alla Magistratura di Sorveglianza degli esiti del percorso effettuato dagli osservandie per il conseguimento della mission del reinserimento sociale.

Altro  che incardinamento gerarchico degli educatori penitenziari nel Corpo di Polizia Penitenziaria, altro che educatore poliziotto o educatore in divisa, altro che modificare un equilibrio (quello attuale) in linea con la Costituzione!!!!!

Il contenuto dell’articolato del ddl in parola mira infatti a modificare radicalmente i modelli gestionali attuali degli Istituti penitenziari ma nel senso opposto a quanto sostenuto in qualche nota divulgata in questi giorni. 

L’assorbimento dei funzionari giuridico-pedagogici infatti non avverrebbe nel più vasto Corpo di Polizia penitenziaria ma all’interno di ruolo tecnico non incardinato  nell’ordine gerarchico del Corpo rectius non sarebbe sottoposto gerarchicamente agli attuali funzionari del Corpo ma continuerebbe a dipendere gerarchicamente dal Direttore d’Istituto.

Il Direttore di Istituto rimarrebbe sovraordinato ad entrambe le classi di funzionari ed assicurerebbe l’equilibrio voluto dalla Costituzione.

Si precisa inoltre che il ddl non prevede  affatto che i funzionari giuridico-pedagogici, nei contatti con l’utenza, dovranno indossare la divisa all’interno degli Istituti penitenziari. Esso rinvia piuttosto ad un d.p.r. successivo l’individuazione delle modalità più opportune concernenti tale aspetto.

Altro che concezione della pena in senso contenitivo; la proposta mira piuttosto a dare contenuto risocializzante alla pena che   in particolare nell’ultimo decennio non ha.

Ribadiamo che le figure (i Funzionari G.P.  e gli attuali appartenenti al Corpo) rimarranno assolutamente diversificate nei compiti e gerarchicamente indipendenti, con la creazione di un ruolo tecnico non incardinato in logiche gerarchiche e di polizia. I funzionari in parola infatti svolgerebbero soltanto i compiti che svolgono adesso ma di certo in modo più proficuo, grazie al senso di comune appartenenza ed al reciproco riconoscimento dei ruoli che agevoleranno notevolmente la circolarità delle informazioni tratte dall’osservazione di ciascun operatore.

Si è  individuato un modello con posizioni paritarie e collaterali tra funzionari attuali del Corpo e funzionari tecnici del trattamento rieducativo, che agevoli processi dialogici in cui venga valorizzato il contributo di questi ultimi.

Altro che regressione verso modelli custodiali! 

Vogliamo anche  aggiungere che il fatto che centinaia e centinaia di fgp lancino questo allarme di squilibrio tra l’istanza di risocializzazione e quella di sicurezza dimostra una vocazione al trattamento che non potrà di certo appiattirsi verso posizioni custodiali sol perché si lavorerà, con il nuovo assetto, in maggiore sinergia con gli operatori di Polizia Penitenziaria, anch’essi coinvolti nelle attività di osservazione e trattamento (art. 5 L. 395/90). 

La nostra vocazione al trattamento, che ha solide basi nella nostra formazione  e nella profonda fedeltà al dettato costituzionale, sarà comunque supportata da disposizioni circolari che assicureranno la valorizzazione e, quindi l’organicità del nostro contributo.

La ratio ispiratrice della proposta  e l’impianto della stessa è in linea con il pensiero di centinaia e centinaia di addetti ai lavori che, vivendo quotidianamente le dinamiche penitenziarie  ed in particolare le relazioni interprofessionali, in una prospettiva pragmatica scevra da ideologia alcuna, hanno capito che l’unico strumento per dare avvio ad una svolta culturale nell’esecuzione penale intramuraria è la creazione all’interno del Corpo di un ruolo giustapposto di funzionari equi-ordinati agli attuali commissari, comunque autonomi dagli stessi e portatori dell’istanza di recupero sociale del reo.

Per la tutela dei principi della nostra Carta Fondamentale e di quelli sovranazionali in materia di espiazione della pena in carcere è assolutamente nefasto arroccarsi su aprioristiche posizioni di matrice ideologica che hanno scavato il baratro alla figura del funzionario giuridico-pedagogico (ex educatore penitenziario) e prodotto ostacoli insormontabili per il funzionale perseguimento della mission istituzionale.

Occorre appunto avere il coraggio di porre le basi per una funzionale svolta culturale nell’esecuzione penale intramuraria.

Il Vice Presidente A.N.F.T.
Ignazio Santoro

Il Presidente A.N.F.T.
Stefano Graffagnino

Al Coordinamento Nazionale Magistrati di Sorveglianza – Co.Na.M.S.
c.a. Dott.ssa Antonietta Fiorillo
Coordinatore Nazionale

 OGGETTO: ddl n. 1754 S – Norme a tutela dei funzionari giuridico pedagogici del D.A.P. L’A.N.F.T. incontra l’Associazione Antigone.

In data odierna la Presidenza di questa Associazione ha incontrato due esponenti del Coordinamento Nazionale dell’Associazione Antigone al fine di un confronto chiarificatore sui contenuti e sulla ratio del disegno di legge in oggetto, destinato a porre le premesse di una funzionale svolta culturale nell’esecuzione penale intramuraria.

Altro  che incardinamento gerarchico degli educatori penitenziari nel Corpo di Polizia Penitenziaria, altro che educatore poliziotto o educatore in divisa, altro che modificare un equilibrio (quello attuale) in linea con la Costituzione!!!!!

Come rappresentato dalla Presidenza di questo ente esponenziale nel corso del confronto, il contenuto dell’articolato del ddl in parola mira sì a modificare radicalmente i modelli gestionali attuali degli Istituti penitenziari ma nel senso opposto a quanto sostenuto in qualche nota divulgata in questi giorni. 

L’assorbimento dei funzionari giuridico-pedagogici infatti non avverrebbe nel più vasto Corpo di Polizia penitenziaria ma all’interno di ruolo tecnico non incardinato  nell’ordine gerarchico del Corpo rectius non sarebbe sottoposto gerarchicamente agli attuali funzionari del Corpo ma continuerebbe a dipendere gerarchicamente dal Direttore d’Istituto.

La proposta non creerebbe dei funzionari specializzati al servizio degli attuali appartenenti alla Pol. Pen. ma dei funzionari esperti del trattamento penitenziario da giustapporre agli attuali funzionari del Corpo al fine di consentire a questi ultimi l’espressione  di un diverso  punto di vista e la valorizzazione  dello stesso in una prospettiva di organicità del contributo tecnico.

Il Direttore di Istituto rimarrebbe sovraordinato ad entrambe le classi di funzionari ed assicurerebbe l’equilibrio voluto dalla Costituzione.

Si vuole intaccare sì l’equilibrio attuale, in quanto  l’attuale è caratterizzato dal quasi totale schiacciamento della figura del funzionario giuridico-pedagogico.

Inoltre, il ddl non prevede  affatto che i funzionari giuridico-pedagogici, nei contatti con l’utenza, dovranno indossare la divisa all’interno degli Istituti penitenziari. Esso rinvia infatti ad un d.p.r. successivo l’individuazione delle modalità più opportune concernenti tale aspetto.

Altro che concezione della pena in senso contenitivo; la proposta mira piuttosto a dare contenuto risocializzante alla pena che in particolare nell’ultimo decennio non ha.

Ribadiamo che le figure (i funzionari G.P.  e gli attuali appartenenti al Corpo) rimarranno assolutamente diversificate nei compiti e gerarchicamente indipendenti, con la creazione di un ruolo tecnico non incardinato in logiche gerarchiche e di polizia. I funzionari in parola infatti svolgerebbero soltanto i compiti che svolgono adesso ma di certo in modo più proficuo, grazie al senso di comune appartenenza ed al reciproco riconoscimento dei ruoli che agevoleranno notevolmente la circolarità delle informazioni tratte dall’osservazione di ciascun operatore.

Si è  individuato un modello con posizioni paritarie e collaterali tra funzionari attuali del Corpo e funzionari tecnici del trattamento rieducativo, che agevoli processi dialogici in cui venga valorizzato il contributo di questi ultimi.

Altro che regressione verso modelli custodiali; i modelli custodiali sono imperanti adesso.

Vogliamo anche  aggiungere che il fatto che centinaia e centinaia di fgp lancino questo allarme di squilibrio tra l’istanza di risocializzazione e quella di sicurezza dimostra una vocazione al trattamento che non potrà di certo appiattirsi verso posizioni custodiali sol perché si lavorerà, con il nuovo assetto, in maggiore sinergia con gli operatori di Polizia Penitenziaria, anch’essi coinvolti nelle attività di osservazione e trattamento (art. 5 L. 395/90). 

La nostra vocazione al trattamento  sarà comunque supportata da disposizioni circolari che assicurino la valorizzazione e, quindi l’organicità del nostro contributo.

La ratio ispiratrice della proposta  e l’impianto della stessa è riconducibile ad addetti ai lavori che, vivendo quotidianamente le dinamiche penitenziarie  ed in particolare le relazioni interprofessionali, in una prospettiva pragmatica scevra da ideologia alcuna, hanno capito che l’unico strumento per dare avvio ad una svolta culturale nell’esecuzione penale intramuraria è la creazione all’interno del Corpo di un ruolo giustapposto di funzionari equi-ordinati agli attuali commissari, comunque autonomi dagli stessi e portatori dell’istanza di recupero sociale del reo.

Per la tutela dei principi della nostra Carta Fondamentale e di quelli sovranazionali in materia di espiazione della pena in carcere è assolutamente nefasto arroccarsi su aprioristiche posizioni di matrice ideologica che hanno scavato il baratro alla figura del funzionario giuridico-pedagogico (ex educatore penitenziario).

Il clima dell’incontro si è registrato sereno e caratterizzato da ascolto ed attenzione rispetto alla  ratio ed ai contenuti del ddl in oggetto, diretto a porre le basi per una funzionale svolta epocale nell’esecuzione penale intramuros.

Gli esiti dell’incontro depongono verso la individuazione di soluzioni condivise per un rilancio della effettività della funzione rieducativa della pena.

Il Consiglio di Presidenza A.N.F.T.

Avvio dell’esame del ddl n.1754 presso la Commissione Giustizia del Senato della Repubblica

Norme a tutela dei funzionari giuridico-pedagogici del D.A.P. – Creazione di un ruolo tecnico ad hoc nel Corpo di Polizia Penitenziaria.

​Martedì 17.11.2020, si è infatti dato avvio ad un processo che, qualora si traducesse in provvedimento legislativo, porterà a porre le basi per una svolta culturale finalizzata  a conferire effettività alla funzione rieducativa della pena, a mezzo dell’effettivo riconoscimento di intraneità al Funzionario Giuridico-Pedagogico nei processi gestionali degli Istituti Penitenziari.

Tale funzionario, pur essendo formalmente perno centrale delle attività di osservazione e trattamento intramurari, in atto in concreto non ha attualmente margini per incidere nei processi suindicati.

Un lento processo di erosione, negli ultimi anni accelerato dalla conquista di importanti riconoscimenti per i Funzionari del Corpo di Polizia Penitenziaria  non accompagnati purtroppo da una parallela valorizzazione del ruolo dei Funzionari G.P.,  ha infatti posto in concreto tale figura professionale ai margini dell’esecuzione penale intramuros.

Rammentando che anche per il Personale di Polizia Penitenziaria è prevista la partecipazione alle attività di osservazione e trattamento e da ciò discende una particolare specificità del Corpo di Polizia penitenziaria rispetto alle altre FF.OO., occorre portare all’interno del Corpo di Polizia Penitenziaria le condizioni per l’espressione  e la valorizzazione dei diversi punti di vista sulla esecuzione penale intramuraria, a fronte di un quasi totale schiacciamento della figura del Funzionario Giuridico-Pedagogico.

Quanto sopra a mezzo della creazione di un Ruolo Tecnico ad hoc che assorba i Funzionari Giuridico-Pedagogici (Educatori Penitenziari presso il D.A.P.) con uno statuto che garantisca la piena esplicazione del ruolo di tale funzionario.

E’ una occasione storica per funzionalizzare l’esecuzione penale intramuraria, mercé la creazione delle basi per la maturazione di un senso di comune appartenenza e di un sentito reciproco riconoscimento dei ruoli tra operatori di Polizia Penitenziaria ed i funzionari dell’Area Trattamentale che faciliterebbero notevolmente la circolarità delle informazioni afferenti l’osservazione.

Quanto sopra infatti è necessario ed indispensabile per l’effettuazione di una efficaceosservazione della personalità dei condannati, per l’approntamento di funzionali percorsi trattamentali, per una corretta rappresentazione alla Magistratura di Sorveglianza degli esiti del percorso effettuato dagli osservandi e per il conseguimento della mission del reinserimento sociale.

Come costantemente suggerito da addetti ai lavori che quotidianamente operano negli Istituti Penitenziari, è necessario razionalizzare l’assetto organizzativo del personale che cura l’osservazione ed il trattamento, affinché le Strutture di esecuzione penale consentano effettivi processi di promozione di percorsi di ripensamento critico e di riavvicinamento ai valori etici violati.

Solo con il diverso assetto suggerito da questa associazione sarà possibile offrire credibili e condivisi percorsi di reinserimento sociale che si fondino sulla necessaria circolarità delle informazioni afferenti le dinamiche intramurarie.

L’attuale assetto dicotomico crea cieche contrapposizioni la cui soluzione discende dal potere contrattuale in concreto esercitato dagli attori in scena piuttosto che dall’individuazione del più opportuno punto di equilibrio deciso a seguito di un confronto tra operatori equi-ordinati, tradizionalmente portatori di istanze diverse.

Non sottacendo che con la proposta formulata i FF.GG.PP. conseguirebbero le sacrosante aspettative giuridiche ed economiche connesse allo svolgimento di un lavoro particolarmente usurante,  si rappresenta che è soprattutto un interesse fondamentale dello Stato che le numerose centinaia di appartenenti all’AN.F.T. perseguono: la funzionalizzazione dell’esecuzione penale intramuraria rispetto al dettato costituzionale ed alle disposizioni sovranazionali in materia.

Trattasi peraltro di un assetto (quello attuale) che purtroppo ha favorito persino fenomeni di decontestualizzazione e facilitato la convinzione per taluni operatori di essere “altro” rispetto al sistema penitenziario.

Si ribadisce che la proposta di questa associazione è diretta a rendere effettivo il confronto tra diversi punti di vista nell’esecuzione penale intramuraria e la chiara previsione,nel ddl citato, del contrappeso dell’assoluta assenza di dipendenza gerarchica tra i FF.GG.PP. ed i dirigenti del Corpone è una chiara conferma.

E’ necessario pertanto porre le basi per un nuovo equilibrio all’interno degli Istituti penitenziari ferma restando la necessità della dipendenza gerarchica di tutti gli appartenenti all’Amministrazione penitenziaria rispetto ai Direttori di Istituto quali garanti di tale auspicato equilibrio.

Disposizioni regolamentari e circolari dell’Amministrazione disporranno le condizioni che garantiranno una effettiva espressione e valorizzazione dei diversi punti di vista e gli opportuni accorgimenti per un funzionale espletamento delle attività di osservazione e trattamento ma occorre porre prima possibile una razionalizzazione dell’assetto organizzativo del personale, come descritto nel ddl all’esame della Commissione Giustizia del Senato, per dare l’avvio ad un processo di svolta culturale, di maturazione di un senso di comune appartenenza tra gli operatori più volte suindicati.

Apposito D.P.R., al quale rinvia il d.d.l. citato, individuerà, le più opportune misureafferenti l’abbigliamento degli appartenenti al Ruolo Tecnico in parola.

Il nuovo assetto proposto non potrà che avere altresì positive refluenze sul versante della specificità del Corpo di Polizia Penitenziaria e sul processo di umanizzazione della pena.

Caltanissetta 23.11.2020

Il Vice Presidente A.N.F.T. Ignazio Santoro

Il Presidente A.N.F.T. Stefano Graffagnino

L’A.N.F.T. incontra il Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti

Ieri, 6.11.2020, Presidente e Vice Presidente dell’Associazione Nazionale Funzionari del Trattamento hanno incontrato il Prof. Mauro Palma, Presidente dell’Organo indicato in premessa, ed hanno espresso le principali criticità afferenti la effettività della funzione rieducativa della pena nell’esecuzione intramuraria.

E’ stata prospettata nei dettagli, da addetti ai lavori, una soluzione sì pragmatica, fondata sull’analisi empirica dello scenario attuale delle relazione interprofessionali e dei relativi esiti ma soprattutto caratterizzata da alto spessore finalistico, orientata alla facilitazione di espressione ed alla valorizzazione della pluralità dei punti di vista, all’interno di un unico contesto organizzativo, dei diversi operatori che curano l’osservazione ed il trattamento intramurario, con la previsione di appositi contrappesi che garantiscano tale espressione e valorizzazione. 

Tale soluzione, che richiede la necessaria razionalizzazione dell’assetto organizzativo del personale che attende ai compiti suindicati, darà l’avvio ad un processo di maturazione del senso di comune appartenenza tra gli attuali appartenenti al Corpo di Pol. Pen. ed i Funzionari dell’Area Educativa ed in ultima analisi, faciliterà il perseguimento, da parte di tutti gli operatori, della mission finale del reinserimento sociale del reo, in rispondenza ai principi costituzionali e sovranazionali.

Emerge infatti la necessità di porre le basi per l’avvio di una svolta culturale nell’esecuzione intramuros, attraverso un assetto organizzativo che consenta l’esplicarsi di reali ed efficaci processi dialogici tra le diverse figure professionali, finalizzati all’individuazione del migliore punto di equilibrio, caso per caso, nei processi gestionali degli Istituti penitenziari e, quindi, anche nell’azione trattamentale. 

Crediamo ancora fermamente nel nostro principio ispiratore “concordia munerum attingere metam” e la concordia per condurci al conseguimento della mission richiede necessariamente l’esplicarsi di effettivi e funzionali confronti tra soggetti con analogo potere contrattuale nel contesto organizzativo.

Esprimiamo viva soddisfazione per gli esiti del confronto con il Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti.

L’avvio di una funzionale svolta culturale nell’esecuzione penale intramuraria è sempre più vicino.

Il Consiglio di Presidenza A.N.F.T.

Crisi della funzione rieducativa della pena

Al Sig. Ministro della Giustizia
On. Avv. Alfonso Bonafede

Alla II Commissione Giustizia del Senato della Repubblica

Al Garante nazionale dei Diritti dei Detenuti

Ai Garanti Regionali dei diritti dei detenuti

Al SI.DI.PE. -Sindacato nazionale Dirigenti Penitenziari

Signor Ministro, ormai da tempo questa associazione cerca di illustrare lo stato dell’esecuzione penale negli Istituti penitenziari, nei quali si assiste ad un processo di consolidamento dello squilibrio determinato dalla istituzione della dirigenza di polizia penitenziaria a fronte della compressione dei funzionari dell’area educativa e, come è logicamente attendersi, della consequenziale compressione delle possibilità di incidere di questi ultimi nei processi gestionali degli Istituti penitenziari.
La S.V., anche recentemente innanzi alla Commissione Giustizia del Senato, ha fatto riferimento alla necessità di un innalzamento qualitativo della funzione rieducativa della pena, aggiungiamo noi in osservanza di quanto previsto dalla Carta Fondamentale e di quanto enunciato dalla Corte Costituzionale a dagli organismi sovranazionali.
Non abbiamo la presunzione di dirLe noi che l’attuale assetto organizzativo del personale degli Istituti penitenziari che attende al trattamento non potrà mai assicurare un significativo perseguimento della funzione risocializzante della pena.
Abbiamo presentato una proposta trasfusa in disegno di legge presentato sia alla Camera che al Senato che assicura il conseguimento di maggiore efficacia alla funzione rieducativa della pena ed attendiamo segnali di serio interesse del Governo a portare avanti la conseguente e necessaria riforma.
Considerato che financo si rilevano da parte dei Funzionari del Corpo di polizia penitenziaria veementi spinte verso un ulteriore inasprimento dell’assetto organizzativo del personale degli Istituti verso una direzione securitaria, chiedendo i Funzionari del Corpo di mettere in discussione la dipendenza gerarchica degli stessi rispetto ai direttori di Istituto, si chiede con urgenza un incontro con la S.V. al fine di consentirci illustrare qual’ è in concreto il modello gestionale negli Istituti penitenziari nel nostro Paese.
Si avverte fortemente il rischio compromettere in modo irreversibile la specificità del Corpo di Polizia Penitenziaria desumibile dalla disposizione di cui all’art. 5 – II comma del D.Lgs 395/90, nella parte in cui si prevede la partecipazione del Personale di Polizia Penitenziaria alle attività di osservazione e di trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati.
Attendiamo riscontro in ordine alla richiesta di urgente convocazione della S.V. dei vertici di questa associazione.
Quanto sopra agli altri destinatari della presente, quale stimolo di operatori addetti ai lavori che quotidianamente vivono le dinamiche penitenziarie, per una seria riflessione sulle serie criticità in ordine alla rispondenza dell’attuale assetto organizzativo del personale che cura il trattamento penitenziario, rispetto a quanto logicamente funzionale all’osservanza del dettato costituzionale e dell’interpretazione che di quest’ultimo è stata fatta dalla Corte Costituzionale.
Un vulnus di rilevanza costituzionale è infatti già rilevabile nell’attuale sistema di esecuzione penale intramuraria a causa di un disfunzionale assetto organizzativo del personale che cura le attività di osservazione e trattamento.

Il Vice Presidente A.N.F.T.
I. Santoro

Il Presidente A.N.F.T.
Stefano Graffagnino

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Al Sig. Ministro
ON. Avvocato Alfonso Bonafede
ROMA

Al Sig. Sottosegretario alla Giustizia
On. Vittorio Ferraresi
ROMA

Al Sig. Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria
Presidente dott. Bernardo Petralia
ROMA

Oggetto: riforma dell’assetto organizzativo del Personale del trattamento penitenziario.

Sig. Ministro, Sig. Sottosegretario, Sig. Capo del Dipartimento, da addetti ai lavori abbiamo espresso le disfuzionalità del sistema esecuzione penale intramuraria e da addetti ai lavori che vivono quotidianamente le dinamiche penitenziarie ed i processi gestionali degli II.PP., abbiamo proposto la migliore soluzione tecnica possibile per perseguire un fondamentale interesse dello Stato, rendere più effettiva la funzione rieducativa della pena ed al contempo addivenire al riconoscimento delle nostre sacrosante rivendicazioni categoriali.

L’attuale assetto organizzativo del personale che attende all’osservazione ed al trattamento dei condannati in carcere ed ai processi gestionali del mondo penitenziario, le condizioni di lavoro che riguardano la nostra categoria, l’iniquità del nostro trattamento giuridico ed economico non supportata da alcuna giustificazione, sono motivi di una profonda demotivazione professionale.

Questa Associazione ha cercato con convinzione il dialogo con le SS.LL., convinti della sensibilità delle stesse in ordine alla necessità di addivenire ad una soluzione che consenta comunque di rimediare alle disfuzionalità di sistema che con chiarezza e costanza abbiamo illustrato da più anni.

L’assordante silenzio del Governo sul tema de quo non è più accettabile.

Questa Associazione attende ancora la fissazione di un incontro con il vertice politico del Ministero della Giustizia ed il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al fine di un confronto sulle possibili soluzioni delle criticità sistemiche sopra esposte.

Trattasi di una situazione insostenibile che richiede interventi urgenti di competenza della politica e per la risoluzione delle quali questa Associazione non esiterà ad intraprendere ogni legittima azione di rivendicazione.

Chiediamo pertanto la fissazione con carattere di urgenza di un incontro con le SS.LL.

Si resta in attesa.

Il Vice Presidente
Dott. I. Santoro

IL PRESIDENTE
Dr. Stefano Graffagnino

Elisabetta Barbuto (M5S Camera) – Incontro con l’ANFT (Associazione Nazionale Funzionari del trattamento)

Incontro in video conferenza, nei giorni scorsi, tra una rappresentanza dell’ANFT (Associazione Nazionale Funzionari del trattamento ) e la deputata Elisabetta Barbuto del M5S. L’incontro, richiesto dal Presidente dell’Associazione,Stefano Graffagnino, si è incentrato sulla situazione degli Educatori Penitenziari, dal 2010 ridenominati Funzionari della Professionalità Giuridico-Pedagogica, i quali si occupano dell’osservazione scientifica dei detenuti e dell’organizzazione delle attività trattamentali all’interno degli istituti penitenziari.

Un compito delicato e particolarmente impegnativo, non privo di rischi e di responsabilità, per il quale queste figure professionali rivendicano una maggiore attenzione ed una maggiore considerazione per poter affrontare in serenità le non semplici sfide quotidiane che vengono loro sottoposte.

In questo senso, gli stessi, infatti, hanno sottolineato la necessità, a distanza di 45 anni dall’entrata in vigore dell’Ordinamento Penitenziario, di rivedere l’assetto organizzativo delle figure che operano nelle carceri al fine di recuperare effettività alla funzione rieducativa attribuita dalla Carta Costituzionale alla pena mediante una efficace armonizzazione delle esigenze di risocializzazione del reo e delle esigenze di sicurezza. Solo così verrebbe recuperato il senso della comune mission istituzionale da parte di tutti gli operatori impegnati i quali, tramite una circolarità delle informazioni fondamentali afferenti agli utenti e alle dinamiche intramurarie, potrebbero avviare, in maniera più concreta e sinergica, un proficuo processo di osservazione della personalità dell’autore del reato al fine dell’adozione degli strumenti più idonei alla rieducazione e al reinserimento dello stesso in società.

Va in questa direzione la proposta di legge depositata nello scorso mese di marzo dalla senatrice Grazia D’Angelo (M5S) che è stata illustrata nel corso dell’incontro e  che prevede un diverso assetto organizzativo del personale che attende al trattamento penitenziario nonché un riconoscimento giuridico ed economico, compresa la progressione in carriera, per  i Funzionari Giuridico-Pedagogici, analogo a quello riservato agli attuali Funzionari del Corpo della Polizia Penitenziaria.

Incontro molto interessante, ha commentato la deputata che si è altresì riservata di approfondire meglio la delicata situazione prospettatale.

GIUSTIZIA. MODENA ( FI ): GOVERNO E PARLAMENTO ASCOLTINO FUNZIONARI GIURIDICI PEDAGOGICI

12 Agosto 2020

“Uno Stato di diritto che voglia praticare realmente il principio costituzionale della funzione riabilitativa della pena, ha l’obbligo di valorizzare il ruolo dei funzionari giuridici pedagogici. Il lavoro di questi professionisti, psicologi e psichiatri innanzitutto, è fondamentale per permettere ai magistrati di sorveglianza una corretta valutazione su permessi, misure alternative e ogni altro percorso rieducativo. L’emergenza carceri, sommata a quella epidemiologica da Covid-19, ha messo ancor di più in evidenza lo stato di totale abbandono di una categoria che svolge una importante funzione sociale e offre quotidianamente prestazioni indifferibili.

La mia interrogazione del 9 luglio sul tema non ha trovato una rapida risposta del ministro competente. E anche in Commissione Giustizia, dove ho presentato una richiesta di indagine conoscitiva, non tutte le forze politiche di maggioranza sembrano aver compreso la rilevanza della questione. Mentre le carceri continuano ad essere possibile luogo di contagio, ci sono funzionari dello Stato che lavorano in silenzio e in condizioni non semplici. Ministro e Commissione hanno l’obbligo, morale oltre che politico, di ascoltarli”.

Lo dichiara la senatrice di Forza Italia, Fiammetta Modena, componente della Commissione Giustizia.

Giustizia, Cambiamo!: Giusto riconoscimento dei funzionari giuridico pedagogici Roma, 12 ago. (LaPresse)

“La funzione rieducativa della pena in carcere passa dall’importante lavoro di riabilitazione sociale dei detenuti fatto dai funzionari del trattamento. Dopo aver incontrato i vertici dell’associazione di categoria, l’ANFT, ritengo giusto che il loro ruolo venga riconosciuto in maniera piu’ organica e per questo motivo sosterro’ la loro iniziativa intrapresa a livello parlamentare”. E’ quanto dichiara in una nota la deputata di Cambiamo con Toti, Manuela Gagliardi. POL NG01 ddn 121047 AGO 20